Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello)

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L’autore: Luigi Pirandello nasce il 28 giugno del 1867 a Girgenti, si iscriverà alla Facoltà di Lettere, prima a Palermo, poi, dal 1887, a Roma.  Nel 1894 sposa a Girgenti Maria Antonietta Portulano dalla quale avrà tre figli. Tra le sue opere  più importanti ricordiamo ”Uno nessuno e centomila”, ”Il fu Mattia Pascal” e  ”Il turno”. Muore il 10 dicembre 1936 a Roma.

Il fu Mattia Pascal è una delle opere più conosciute di Luigi Pirandello. Viene scritta nel 1903 e si basa sull’identità individuale: quella di Mattia Pascal e del suo alter ego Adriano Meis. Il protagonista racconta il romanzo in prima persona narrando le vicende della propria vita e dei fatti che lo hanno portato ad essere il fu di se stesso. Dopo la morte del marito, la madre di Mattia e Roberto vuol dare in gestione l’eredità ad un amministratore poco onesto di nome Batta Malagna. I due fratelli non sono interessati al patrimonio di famiglia, in più la nipote di Malagna è stata messa incinta da Mattia che è obbligato a sposarla. L’eredità lasciata dal padre dei due fratelli viene gestita male, quindi il giovane Mattia deve per forza lavorare come bibliotecario e vivere con sua moglie e sua suocera, la quale non è affatto gentile e simpatica. Poco tempo dopo la vira matrimoniale dei due sposi diventa insopportabile, inoltre le due bambine muoiono poco dopo il parto. Mattia a questo punto decide di partire per Montecarlo cercando di guadagnare qualcosa al casinò, infatti vince una bella somma e si rimette in viaggio per il paese dal quale è venuto. Mentre è in treno, il ragazzo legge il giornale e vede una notizia che lo lascia a bocca aperta: è stato riconosciuto nel cadavere di un uomo morto nel suo paesino. Dopo aver letto la notizia, Mattia decide di apporfittarne per ricominciare una nuova vita, abbandonando il nome di Mattia Pascal e chiamandosi Adriano Meis. Egli trascorre molto tempo viaggiando di città in città finchè un giorno decide di stabilirsi a Roma, prendendo una stanza in affitto dal signor Paleari, ma la sua vita non sarà facile perchè non ha documenti e nemmeno un nome riconosciuto. Nel momento in cui egli subisce un furto, gli è impossibile poter denunciare il fatto e sposare Adriana, la figlia del padrone di casa. La condizione in cui si trova l’uomo non è più sopportabile, ergo decide di mettere in scena un finto suicidio e di ritornare in possesso della sua vecchia identità. Quando torna al paesino, Mattia vede che la situazione è molto cambiata da quando è andato via: sua moglie è ormai maritata con un uomo di nome Pomino e hanno anche una figlia. Tutto quello che il giovane ha abbandonato partendo non può più essere recuperato. In fine Mattia viene isolato e può soltanto ritornare a lavorare in biblioteca.

Il testo è narrato in prima persona, cioè dallo stesso protagonista. Il fu Mattia Pascal è anche simile a La coscienza di Zeno di Italo Svevo. In questo libro vediamo come Pirandello racconta che l’uomo non ha un’identità fissa e i personaggi fingono, mentono e nel caso del protagonista vivono in panni che non sono i propri. Un libro che è fatto di più punti di vista, come quelli dei personaggi, per questo Pirandello ci fa capire che la realtà può avere più interpretazioni e che, nel caso del libro, non dobbiamo fidarci esclusivamente del punti di vista del protagonista. Ci si trova davanti a situazioni inaspettate e gli uomini indossano maschere che rendono instabile l’identità degli uomini stessi. Secondo me è un libro bellissimo e vale la pena di essere letto, è scritto con un linguaggio non sempre semplice ma comprensibile.

 

Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino)

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L’autore: Italo Calvino (15/10/1923-19/08/1985) è stato uno scrittore e partigiano italiano, uno dei narratori più importanti del secondo ‘900. Tra i suoi scritti più importanti ricordiamo ”I nostri antenati”, ”Il sentiero dei nidi di ragno”, ”Marcovaldo”, ”Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

In Italia, precisamente in un paesino ligure, Pin è un bambino di circa 10 anni che non ha la madre e suo padre è un marinaio irreperibile, vive in un vicolo dove è sempre in cerca di amacizie con persone adulte. Egli frequenta sempre un’osteria dove viene preso in giro da tutti gli uomini che la frequentano, i quali vogliono metterlo alla prova a causa delle relazioni sessuali che sua sorella ha con i militari tedeschi. I frequentanti dell’osteria gli chiedono di rubare la pistola, una P38, del tedesco che è l’amante di sua sorella. Dopo aver rubato la pistola, Pin la sotterra in un posto sconosciuto da tutti e nel quale fanno il nido i ragni. Proprio a causa del furto, Pin viene arrestato e messo in prigione dove vi incontra il ciabattino di nome Pietromagro, presso il quale lavorava, ma anche Lupo Rosso, un giovane partigiano. Lupo Rosso e Pin evadono dal carcere ma successivamente i due si separano, ma Pin incontra un partigiano che tutti chiamano Cugino, il quale lo porterà con lui sulle montagne tra un gruppo segreto di partigiani. Nell’accampamento non ci sono eroi, ma persone semplici con tutti i difetti comuni degli uomini: Dritto il comandante, Pelle, Mancino il cuciniere, Giglia la moglie di Mancino, Zena il lupo della Berretta di Legno. Verso sera, per sbaglio Dritto appicca un incendio costringendo tutti ad andare via dall’accampamento salvando il possibile e insediarsi in un nuovo accampamento. A causa di un litigio tra i compagni, Pelle tradisce i suoi amici rivelando ai tedeschi dove si trova l’accampamento dei partigiani. Successivamente i comandanti partigiani Kim e Ferriera visitano il distretto  del Dritto, il quale non vuol più andare a combattere quindi vogliono giustiziarlo dopo il combattimento con i tedeschi. Pin scopre che Dritto e Giglia hanno una relazione. Di sera tornano tutti dopo la vittoria, ma gli altri partigiani credono che l’accampamento non sia più sicuro e per questo partono per raggiungere le brigate partigiane. Si accende una discussione quando Pin rivela quello che ha scoperto su Giglia e Dritto, il quale cerca di zittire il bambino che per difendersi gli morde la mano. Cosi Pin scappa e nel tragitto incontra alcuni tedeschi, ma dopo giorni di cammino arriva nel suo paesino e si rifugia nel suo luogo segreto, ma scopre che la pistola è scomparsa. Il bambino è quasi sicuro che sia stato Pella, quindi va dalla sorella che ormai è dalla parte dei tedeschi però è molto sorpresa di vederlo. Mentre parlano, Pin scopre che ella ha una pistola che le è stata data dalle brigate nere e sicuramente da Pelle. Sentendosi ancora più sono, Pin scappa via per andare nel sentiero dove i ragni fanno il nido e vi incontra Cugino, il quale secondo le riflessioni di Pin è un vero amico, anche perchè gli interessano i nidi di ragno. Il Cugino confida a Pin che vorrebbe andare con una donna e il bambino ci resta male perchè ha sempre criticato le donne, quindi anche il cugino è come tutti gli adulti. Parlando della sorella di Pin, l’uomo si fa indicare la sua abitazione e va via portandosi dietro per sicurella proprio la pistola P38. Poco dopo si sentono degli spari provenienti dalla città ed ecco che ricompare il Cugino, il quale ci ha ripensato perchè le donne gli fanno schifo. Probabilmente ha ammazzato la sorella di Pin perchè è complice dei tedeschi, anche se questo non è sicuro. Ormai Pin è contento di aver trovato un adulto che lo protegge e lo capisce. Molte sono le tematiche principali del testo, come l’amicizia, la guerra e anche l’adolescenza. Libro bellissimo che consiglierei a chiunque volesse iniziare a leggere per la prima volta Calvino.

 

Le notti bianche (Fedor Dostoevskiy)

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Il protagonista resta da solo a Pietroburgo mentre gli altri abitanti della città sono in villeggiatura, ed egli prova un profondo senso di solitudine accentuato dal fatto che egli ha pochi amici. Le continue passeggiate di notte che il protagonista fa sono anch’esse insensate e rendono l’animo del protagonista inquieto e a disagio. Durante una delle solite passeggiate il giovane incontra sul lungofiume una donna in lacrime e cerca subito di avvicinarsi a lei per parlarle. I due iniziano a conversare in maniera intima e durante questo dialogare il giovane confessa di essere poco abituato a rapportarsi con le donne, di essere un sognatore, timido e che avrebbe piacere di accompagnarla fino a casa. Egli vive nel suo mondo che è fatto di illusioni ma, ora che vive qualcosa di reale, cerca di non farlo scappare e di farlo riaccadere, quindi chiede alla ragazza di vedersi la sera successiva. Visto che anch’ella è molto sola, accetta ad una condizione: il protagonista non deve innamorarsi di lei. I due, infatti, si incontrano la notte successiva. Nasten’ka, la giovane, ha 17 anni e non è abituata ad uscire di casa, passa tutto il suo tempo con sua nonna cieca la quale per non farla scappare la lega a lei con delle spille da balia. Il sognatore si descrive alla giovane come un uomo con pochi contatti e ha poca confidenza con la realtà che lo circonda. Non ha amici, non ha rapporti sociali e sa di aver sprecato i migliori anni della propria vita, ma sa anche che l’incontro con la ragazza è stato per lui come una rivelazione. Nasten’ka non ama la propria vita e quelle del giovane, quindi si promettono di restare sempre insieme. La giovane è promessa ad un ragazzo inquilino, anche se sua nonna è sempre stata contraria. I due si sono conosciuti infatti in casa della nonna, per parlare di un affare e la ragazza era mortificata per le condizioni in cui si trovava. L’inquilino inizia a mandarle i romanzi di Walter Scott che iniziano a far nascere in lei la passione per la lettura e l’amore. I due vanno a teatro insieme e si incontrano una volta al mese approfittando degli spettacoli teatrali. La ragazza vorrebbe trasferirsi a Mosca per uscire dalla condizione di povertà in cui si trova, ma l’amato le promette che andrà fuori e cercherà di guadagnare il possibile affinchè possano sposarsi. Se al suo ritorno avrà guadagnato il necessario allora si sposeranno. Passa un anno e l’uomo amato è da 3 giorni a San Pietroburgo senza dare sue notizie. Il sognatore vuol convincere la giovane a scrivere una lettera all’amato, anche se la ragazza ha già una busta pronta e vuole che l’uomo la consegni a persone che certamente potrebbero riportarle il suo amato e si danno appuntamento alla notte successiva. A causa della pioggia i protagonisti non si incontrano, ma la ragazza è certa del fatto che il sognatore ha consegnato la lettera e che quindi il suo amato si farà vivo. Dopo giorni non ci sono ancora notizie e Nasten’ka inizia di nuovo a disperarsi. Per fortuna il suo amico sognatore le sta accanto e lei, vedendo la bontà del ragazzo, vorrebbe che il suo amato fosse come lui ma non dimentica il patto che gli fece. Il tempo passa e non ci sono novità, cosi il giovane decide di star a vedere come finisce la storia. Alla quarta notte il sognatore va all’appuntamento e ritrova Nasten’ka disperata, a quale decide di mollare l’amato e, dopo la dichiarazione fattale dal sognatore, decide di attendere che il suo cuore si ripari per poi cercare di innamorarsi del suo amico. Entrambi quindi, iniziano a fare i primi piani per il futuro. Mentre camminano dandosi la mano, Nasten’ka si ferma davanti ad un signore che passa davanti ad entrambi. L’uomo è proprio l’amato di Nasten’ka e infatti ella lascia la mano del sognatore per andarsene via per sempre. Il giorno seguente il protagonista è a letto con la febbre e il cielo è di nuovo cupo. Arriva una lettera di Nasten’ka nella quale ella si scusa per averlo ingannato e chiede di poter rimanere amici. Il giovane si guarda intorno e tutto gli appare brutto e vecchio, ma tuttavia perdona Nasten’ka pensando che ella in fondo gli ha regalato una speranza e un istante di beatitudine in una vita triste.

Pietroburgo nel libro è rappresentata da realtà e fantasia che si alternano. Il sogno ovviamente deriva dalle fantasie sentimentali del protagonista che proietta all’esterno le proprie inquietudini e le proprie illusioni. Realtà e fantasia si influenzano a vicenda e si descrive la situazione esistenziale del protagonista, per cui la realtà è sempre mescolata al mondo interiore che prevale semore sul mondo stesso. Quindi il giovane è intrappolato nel mondo che si è costruito su misura ma dal quale viene sempre sconfitto. L’incontro con la donna corrisponde al desiderio di vivere un momento memorabile che dia senso alla sua esistenza. Anche lei è una creatura a metà strada tra realtà e illusione.  La sconfitta finale lo fa sprofonfare ancora di più nella condizione di blocco e immobilismo esistenziale. Libro che vale la pena di essere letto assolutamente.

Waiting for Godot (Samuel Beckett)

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L’autore: Samuel Beckett (Dublino, 13 aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989) è stato uno scrittore, drammaturgo, poeta e sceneggiatore irlandese. Considerato uno degli scrittori più influenti del XX secolo, Beckett è senza dubbio la più significativa personalità di quel genere teatrale e filosofico che si definisce ‘’teatro dell’assurdo’’. Le sue opere più famose sono la pièce Aspettando Godot e il cortometraggio cinematografico Film del 1965 con Buster Keadon.

Aspettando Godot è la più celebre opera teatrale di Samuel Beckett e uno dei testi più noti dei teatri del 900. La prima trovata scandalosa del capolavoro beckettiano è questa: il protagonista è assente. Ovviamente si tratta di un’idea (o meglio una trovata geniale) che non finisce qui, altrimenti l’opera non avrebbe fatto molta strada. Nel primo atto ci sono due uomini vestiti da vagabondi, Estregone e Vladimiro, che si trovano sotto ad un albero in una strada di campagna perchè un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l’orario dell’appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, offrirà del cibo e anche un letto per dormire. Nell’attesa, sulla stessa strada passa una strana coppia: Pozzo e Lucky, un padrone con il suo servo tenuto al guinzaglio. Pozzo inizia a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due ora sono colpiti dall’eccessiva emotività del padrone e ora anche spaventati dalla miseria delle condizioni del servo. Dopo poco Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino e intanto è calata la sera. Godot non è arrivato, ma arriva un giovane ragazzo che è il suo messaggero e dice a Vladimiro ed Estragone che Godot si scusa, ma questa sera non può venire. Arriverà sicuramente domani. I due pensano di suicidarsi ma nn lo fanno. Pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto finisce qui. L’opera è formata da due atti e, nel secondo, accadono esattamente le stesse cose. E’ una tragicommedia che gira intorno alla condizione d’attesa. Ovviamente ai critici questo non bastava e hanno cercato di vedere in Godot un simbolo: Dio, il destino, la fortuna, la morte. Questo vale anche per i personaggi di Pozzo e Lucky. La grandiosità di Godot sta proprio della sua astrattezza. Anche lo stesso autore non sa di preciso chi è Godot e proprio per questo non ha mai voluto dare spiegazioni. Personalmente credo che ci sia anche una morale che possiamo trarre vedendo il rapporto dei due protagonisti: essi minacciano continuamente di uccidersi, uno dei due è forte, sicuro e deve sempre aiutare l’altro invece è debole e spericolato. Ritengo che la loro amicizia sia totalmente sterile e Godot potrebbe rappresentare quel salto di qualità che potrebbe modificare il rapporto. Purtroppo Godot non arriva mai e quindi, secondo me, il loro rapporto continuerà ad essere inutile.

 

La psichiatra (Wulf Dorn)

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L’autore:Wulf Dorn è uno scrittore tedesco. La sua fama internazionale è stata raggiunta grazie al suo primo romanzo ”La psichiatra”. Oltre ad aver studiato lingue, ha lavorato per anni come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Da sempre appassionato della lettura, Dorn comincia a scrivere vari racconti sin da quando aveva dodici anni.La psichiatra è stato il suo primo romanzo pubblicato in Germania il 5 gennaio 2009, divenuto un caso editoriale grazie al passaparola tra i lettori. A partire dal 2010 il romanzo venne tradotto in altre lingue, diventando un best seller con oltre 100.000 copie vendute.

La protagonista del libro è la dottoressa Ellen Roth che lavora in un ospedale psichiatrico,  la ”Waldklinik”, ed il suo ruolo comporta molte difficoltà perchè deve quotidianamente confrontarsi con vicende umane sconvolgenti e curare, o tentare di farlo, pazienti con patologie complesse per le quali i soli farmaci non sono sufficienti. La giovane è fidanzata con Chris, un suo collega che è dall’altra parte del mondo per un viaggio di riposo con il suo amico Axel. Ellen collabora con Marx Behrendt, con il quale affronta casi di ogni tipologi ma, il caso affidatole da Chris prima della partenza che sconvolgerà la vita di Ellen stessa, è rinchiuso nella stanza numero 7 dell’ospedale, nella figura di una giovane donna raggomitolata su se stessa in un angolo. La donna ha gli occhi spalancati e terrorizzati inoltre presenta evidenti lividi dei mattraltamenti subiti. Nonostante la sua esperienza in campo psichiatrico, Ellen resta esterrefatta di fronte a questa donna-bambina che parlerà con lei solo dopo numerosi tentativi dicendole che la person che l’ha trattata cosi si chiama ”l’Uomo nero”. La paziente, col passare del tempo, inizia a fidarsi della psichiatra e quando Ellen sta per lasciare la stanza, lei le si aggrappa implorandole di non lasciarla da sola con quell’uomo che tornerà per rapirla. La situazione si complica di più quando Ellen ritorna in stanza e vede che la donna è scomparsa e non solo, nessuno l’ha mai vista e non c’è traccia di lei neanche tra i documenti dell’accettazione. Comincia cosi, per Ellen, la ricerca della giovane scomparsa che ormai è diventata un ossessione, la quale genera incubi e strane sensazioni. In più la giovane psichiatra è ossessionata anche da un personaggio inquietante che le telefona anonimamente  e la aggredisce  al parco della clinica mentre corre per scaricare la tensione. All’improvviso al parco, Ellen incontra una bambina misteriosa con un vestito colorato e vecchio stile, che sembra sembra essere collegata alla donna scomparsa. La psichiatra prova costantemente a mettersi in contatto con Chris, senza avere nessun risultato perchè egli non risponde alle chiamate, quindi Ellen inizia ad avere sfiducia anche nei suoi confronti. La ricerca della giovane scomparsa continua, ed Ellen, avendo attirato l’attenzione della polizia dell’ospedale, rischia di essere allontanata e quindi deve proseguire le sue ricerche da sola attraversando grandi pericoli e incamminandosi in percorsi mentali dai quali non sa come venir fuori. A questo punto, il libro prende una piega inaspettata che accompagna il lettore nelle mentalità disturbate e dissociate dalla realtà. Le domande di Ellen riguardo l’Uomo nero, la bambina del parco e la giovane scomparsa nel nulla, avranno una risposta inaspettata, collegata ad una leggenda antica che l’autore racconta nel prologo. E’ un libro che coinvolge dall’ inizio alla fine e che dimostra quanto sia complessa la natura dell’uomo, il quale per difendere se stesso si crea barriere mentali. Coloro che devono abbattere queste barriere hanno un compito molto arduo, inoltre aiutare pazienti con l’uso di farmaci o con la sola terapia individuale spesso non basta. Lo scrittore riesce perfettamente a dare l’idea del disagio e dei tormenti delle persone che sono affette da questa ”fuga dissociativa”, ma riesce anche a coinvolgere il lettore in una storia piena di suspense e avvincente. Un libro cosi, secondo me, viene difficilmente dimenticato

 

Laogai, campi di concentramento ancora attivi.

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Molte persone pensano che i campi di concentramento ormai siano solo una storia passata, ma non è cosi. Ci sono campi attivi ancora oggi. Vi dice nulla la parola LAOGAI? Una parola che non è presente del dizionario italiano. E’ un termine cinese che si traduce in italiano ‘’riforma attraverso il lavoro ’’ e si riferisce ad una particolare forma di lavori forzati della Repubblica Popolare Cinese. Gran parte dei prodotti che ci circondano sono prodotti in Cina e potrebbero essere stati fatti in un laogai, che non è altro che un campo. In un laogai ci finisce chiunque è contro l’ideologia comunista, chiunque decida di essere religioso. Sono strutture simili a piccole città oppure villaggi militari. La vita è durissima. Appena un individuo entra li dentro subisce il ‘’lavaggio del cervello’’ ed è obbligato a confessare un crimine qualsiasi dichiarandosi colpevole. Nei laogai si patisce la fame, si vive in celle di pietra in cui ci sono molti detenuti e anche i letti sono di pietra, non più larghi di 60 centimetri. I detenuti mangiano il sorgo che è un cereale che danno agli animali, mentre una volta a settimana c’è un pasto speciale che consiste in una zuppa d’erba. Si muore soprattutto per malattia. I lavori sono durissimi: si lavora in fabbrica o in miniera  per più di sedici ore al giorno. Volendo si potrebbe anche scappare, ma ci sono molti chilometri da fare prima di arrivare ai centri abitati e senza forze sarebbe impossibile. Inoltre anche se ci fosse una minima possibilità di arrivare ai centri abitati, senza documenti l’evaso verrebbe rispedito nel laogai. L’unica speranza che mantiene in vita è quella di uscire, se non si viene condannati a morte. Spesso alcuni prigionieri che arrivano al termine della loro pena pensano di essere liberi, ma la loro unica libertà è quella di poter lavorare all’interno del campo. La Cina ha il maggior numero di esecuzioni capitali al mondo, ossia circa 10000 all’anno. Gli organi dei condannati, vengono venduti post mortem e spesso messi all’ asta anche su internet. Si stima che attualmente sono presenti dai 3 ai 5 milioni di detenuti, 40’000’000 di persone passate nei laogai. Questo sistema funziona cosi tanto perché si producono tantissimi prodotti che vengono esportati all’estero, anche se, secondo la legge cinese, è illecito. Colui che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2010, Liu Xiaobo, è attualmente detenuto nel laogai e al momento dell’assegnazione del premio la sua sedia era vuota perché la Cina non gli permise di ritirarlo. Fu condannato ad 11 anni di carcere e ovviamente il processo fu falso, come per tutti i detenuti. Forse sarà liberato dopo 14 anni e 6 mesi. La sua colpa è aver parlato, scritto. Molti si associano al suo desiderio di volere una Cina libera e sarà cosi solo quando tutti potranno essere liberi di esprimere ciò che pensano e ciò che sono. STOP LAOGAI!

L’isola di Arturo (Elsa Morante)

 

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L’autrice: Elsa Morante nasce a Roma nel 1912, è stata una scrittrice, saggista e poetessa italiana. Sposa Alberto Moravia nel 1941. Tra i suoi libri ricordiamo Il gioco segreto, La storia, Racconti dimenticati, L’isola di Arturo ecc. Ha collaborato a riviste e giornali come ”il corriere dei piccoli”. Nel 1957 riceve il premio strega. Muore a Roma nel 1985.

Arturo Gerace è un ragazzino che vive a Procida insieme al suo cane Immacolatella, mentre suo padre, Wilhelm Gerace,  è in giro per il mondo impegnato nei suoi viaggi avventurosi. Un giorno, il padre di Arturo si fa vivo sull’isola, annunciando a suo figlio che presto sarebbe tornato con una nuova moglie il cui nome è Nunziata. Dopo pochi giorni, ecco tornare Wilhelm con la sua nuova moglie che, non si sa per quale motivo, Arturo odia a tal punto da non chiamarla neanche per nome. Mentre suo padre è ancora fuori casa per i suoi viaggi, Arturo cerca in tutti i modi di trascorrere le giornate lontano dalla casa dei Guaglioni, nella quale c’è Nunziata che anch’essa aspetta il ritorno di suo marito. Poco tempo dopo, la ragazza rimase incinta e fu solo allora che Arturo si rese conto della sua bellezza. La notte del 22 novembre il giovane fu svegliato dalle urla della matrigna che stava per partorire e corse subito in paese per chiamare la mammana, ossia l’osterica.  Quando i due arrivarono, Carmine-Arturo era già nato e da quel momento Nunziata si prese cura solo di lui. La gelosia di Arturo a questo punto è cosi grande, che lo spinge a fingere un suicidio per attirare l’attenzione. Riuscito nel suo scopo, la matrigna gli sta accanto per una settimana, al termine della quale Arturo si dichiara a lei dandole un bacio ed è questo il suo errore: la loro amicizia si ruppe per sempre. L’unico modo per rinconquistarla secondo Arturo, era fingersi fidanzato con una rafazza di nome Assuntina, ma nulla cambiò. Wilhelm continuava a fare i suoi viaggi, ma le soste sull’isola si facevano sempre più lunghe e lui ne approfittava per andare a far visita al suo amico Stella che era al penitenziario. Pochi giorni dopo tra Stella e Arturo ci fu una grossa lite che coivolse anche Wilhelm e a seguito della quale i due amici partirono. Il padre, dimenticando il patto fatto ad Arturo, ossia farlo partire con lui al compimento dei suoi sedici anni, lo deluse profondamente. Il ragazzo si chiuse in stanza per un giorno intero e poi scappò di casa per rifugiarsi in una grotta, dove vi incontrò il suo amico Silvestro, con il quale dopo pochi giorni parti’ per la guerra ed insieme lasciarono per sempre Procida.

Scritto nel 1952, il libro narra la difficile vita del giovane protagonista, Arturo, alle prese con la sua vita da asolescente. Con l’opera pubblicata nel 1957 l’autrice si garanti’ il premio Strega e confermò le sue doti narrative. Questo è uno dei libri più belli che abbia mai letto, nel quale la Morante è riuscita perfettamente ad esprimere i dubbi, le angosce e le sensazioni di un giovane adolescente. L’analisi del protagonista e del periodo adolescenziale è molto ampia e dettagliata. La trama, all’inizio un po’ noiosa, riesce ad attrarre il lettore con i suoi colpi di scena. La narrazione è il prima persona ed il discorso è diretto. Sono presenti digressioni, analessi e prolessi durante la narrazione. Fabula e intreccio non coincidono.